Classe, profondità e trasformazione: tre parole che definiscono il percorso artistico di Frabolo, all’anagrafe Francesco Bolognesi. Con il suo nuovo lavoro Opera – uscito il 10 maggio 2025 – l’artista porta avanti la sua idea di Rap Alchemico, un linguaggio che mescola spiritualità, ironia e riflessioni esistenziali. Lo abbiamo intervistato per scoprire le radici e l’evoluzione della sua musica.

Definisci il tuo stile come Rap Alchemico. Quanto c’è di ricerca spirituale e quanto invece di pura esigenza artistica in questa definizione?
È stato il mio amico Pierry Falbo, de L’Alchimista TV, a definire così la mia musica durante un’intervista di qualche anno fa, e da allora l’etichetta è rimasta.L’alchimia, per me, è la metafora della trasformazione: il piombo che diventa oro rappresenta la crescita interiore, il passaggio dal caos alla consapevolezza. La mia musica segue questo principio. Il percorso artistico e quello umano per me sono inscindibili: la ricerca interiore è fondamentale per tirare fuori la migliore versione di sé, sia come uomo che come artista.
In Opera quali trasformazioni troviamo rispetto ai tuoi lavori precedenti?
Con Opera sono riuscito ad andare più in profondità, rendendo il mio messaggio più universale e accessibile a chiunque stia facendo, nel suo piccolo, un percorso simile. L’alchimia spirituale insegna a fondere le energie interne ed esterne, e io tento di fare lo stesso con la musica. Non so se ci sono riuscito, ma è il senso del mio cammino.
Hai vissuto momenti di esposizione e altri di forte isolamento dal sistema discografico. Quanto ha inciso questo percorso sulla tua crescita come indipendente?
Tantissimo. Ho dovuto rompere schemi e illusioni che mi tenevano bloccato, distruggere tante false convinzioni. È stato difficile e faticoso, ma fa parte del cammino dell’Alchimista. Nell’alchimia, “rompere” significa proprio abbattere quelle barriere interiori che impediscono la trasformazione. Io sto ancora lavorando a questa “Grande Opera”, che è prima di tutto umana, e poi musicale.
La tua musica unisce ironia, sarcasmo e riflessioni profonde. Quanto è importante che l’ascoltatore si fermi a “rileggere tra le righe”?
Tantissimo. La musica, per me, è sempre stata un’ascesa verso la divinità interiore, una connessione che passa attraverso la vibrazione. L’artista è un artigiano che deve saper scindere e connettere, a partire da se stesso. In Opera parlo di fili invisibili che uniscono le anime che vibrano sulle stesse frequenze. Quando l’ascoltatore riconosce quel viaggio interiore, nasce una connessione che va oltre i “like”. È lì che accade la magia.
Produci con costanza, senza perdere identità. Come riesci a bilanciare quantità e qualità?
Non è facile, dietro c’è tantissimo lavoro. Cestino una quantità enorme di materiale che non mi convince. Il segreto è restare focalizzati, non distrarsi e continuare a sacrificarsi. Solo così riesci a tenere alta la qualità.
Nella scena rap italiana dominata da trend veloci, pensi che il tuo “Rap Alchemico” possa aprire una strada alternativa?
Non ci penso troppo. Io cerco soltanto di essere la versione migliore di me stesso. Se quello che faccio potrà ispirare qualcuno, sarò felice e onorato. Ma il mio obiettivo resta questo: trasformarmi, crescere e restare autentico. Perché è solo con la migliore versione di noi stessi che possiamo spostare le stelle e far accadere magie.
Cosa dovrebbe fare secondo te un artista emergente per farsi notare con la sua musica?
Credo che debba lavorare innanzitutto su se stesso e domandarsi ogni giorno quali siano effettivamente le ragioni che lo spingono a fare quello che fa, dimenticandosi di tutte quelle aspettative esterne a lui che spesso finiscono per traviare il suo focus. Il mondo dei like, delle views e degli streaming sta crollando miseramente di giorno in giorno e le persone hanno iniziato a capire il trucco. Vale la pena più che mai costruire qualcosa di solido e autentico alla base della propria musica. Solo così si è in grado di fare la differenza, e quindi di farsi notare.
A proposito di ricerca interiore, nel tuo disco c’è “Epilogo”, l’ultima traccia che chiude la tua Opera.
Esatto! Nel ritornello dico proprio di continuare a cercare dentro se stessi, perché è lì che si nascondono le risposte e le ragioni più profonde del nostro essere.
Quanto influisce, a tuo parere, questo momento storico sull’Arte in generale?
L’Arte è sempre stata lo specchio della società. Viviamo in un’epoca dove l’essere umano si è completamente “scordato”, proprio come un pianoforte lasciato fermo per tanto tempo in un luogo dimenticato. Dobbiamo “ri-accordarci” se vogliamo riprodurre quel suono che ci unisce. Io penso sia questo il vero processo creativo attraverso il quale nasce l’Arte, che si tratti di una canzone, di una poesia o di un quadro. Inoltre, credo che sia proprio nei momenti più bui della nostra storia che la luce inizia a farsi sentire con maggior impeto e determinazione.
Il “suono che unisce” lo si ritrova nei concerti dal vivo, luoghi in cui la musica diventa esperienza concreta e condivisa. Quanto conta per te il live?
La dimensione live è quella che prediligo, proprio per i motivi che hai elencato. Le persone si incontrano, si conoscono, hanno uno scambio e vivono un’esperienza reale, lontane da uno schermo apparentemente amico.
Spesso però gli spazi per la musica dal vivo, soprattutto per gli emergenti, non sono tantissimi. Come vedi la situazione oggi?
È un discorso molto complesso. Quello che posso dire è che sta cambiando tutto. Stanno infatti nascendo un sacco di alternative e sottoboschi interessantissimi che hanno come unico scopo quello di ridare valore alla musica dal vivo e al concetto di “stare insieme” e “condividere” davvero qualcosa di speciale, dando spazio a chiunque porti qualcosa di autentico e di costruttivo. Serve solo un po’ di tempo, distaccarsi da certi schemi e dare fiducia a chi ci crede veramente nella potenza dell’Arte.
Cos’è “Opera Illustrata” e come nasce?
“Opera illustrata” è un progetto di Miriam Blasich, disegnatrice, fumettista, illustratrice, grafica e artigiana strepitosa. È nato dopo l’uscita del mio album Opera: Miriam ha deciso di rappresentare a suo modo ogni canzone del disco attraverso un disegno. Sono onorato di averla ispirata così tanto e felicissimo che la mia musica e il mio immaginario abbiano incontrato il suo mondo, dando vita a un progetto bellissimo che si può sfogliare come un fumetto o come la rivista Vezzart Music.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Troppi. Ma in questo tempo ho capito che devo andare passo passo e prendere tutto il buono che arriva. Sicuramente portare Opera live in giro resta la mia priorità. Ho uno spettacolo in cui credo molto, complice anche la mia band che mi accompagna dal vivo, quindi spero di riuscire a suonare il più possibile e “incontrare” persone. Poi sto preparando nuove cose, e tra queste c’è sicuramente nuova Musica.