Dietro il nome Ama c’è Francesca, 23 anni, un’artista che ha iniziato a scrivere giovanissima e che oggi sta lavorando al suo primo album. Con alle spalle una formazione classica, un amore viscerale per la musica live e una scrittura che nasce da emozioni e conflitti interiori, Ama si racconta in un dialogo sincero, diretto, senza filtri.

La tua formazione classica nasce dal violino. Quanto ha influito questo percorso sulla tua scrittura e sul tuo modo di vivere la musica oggi?
La formazione classica mi ha sicuramente formato a livello teorico per quanto riguarda la scrittura della musica in sé. E anche per il fatto che ogni brano che suonavo con il violino era come la canzone che canterei su un palco: emozioni espresse in maniera diversa, ma con la stessa intensità.
Hai confessato che la musica, pur essendo il tuo grande amore, a volte ti spaventa. In che senso?
Spesso la musica mi spaventa perché, per quanto sia quello che amo fare e vorrei fare come professione, ti costringe a fare delle scelte. Purtroppo, alcune le ho perse e altre le ho sbagliate, ma fa parte del gioco.
Ricordi ancora il primo testo che hai scritto?
Sì, era grezzo, emozioni buttate a caso senza senso, scritto sulla base di S.A.L.M.O. di Salmo. Lui è stato il primo artista che ho visto live e che mi ha fatto innamorare della musica dal vivo e del rap. Oggi la mia scrittura è sempre uno specchio di quello che sono, ma più ragionata. Negli anni cresci, ascolti musica ogni giorno, e questo inevitabilmente ti fa crescere.
Scrivere per te è più un dialogo interiore o un confronto con il mondo esterno?
Le canzoni sono spesso dialoghi con me stessa. Molte altre partono da una incomprensione con il mondo che spero di portare a nome di tutti, anche per il fatto che io sia omosessuale: non se ne parla abbastanza. Scrivo per capire i miei demoni e per capire se qualcuno li sente come li sento io.
Hai sottolineato quanto l’autenticità sia fondamentale nel tuo percorso. Cosa significa per te essere autentica in musica?
Non ho mai interpretato il testo di qualcun altro, perché scrivere quello che sente una persona non può essere lo stesso di un’altra. L’interpretazione è un argomento a parte, ma l’autenticità per me è imprescindibile: è il cuore della mia musica.
Guardando al futuro, dove ti vedi nei prossimi anni?
Mi vedo a cantare. Voglio che diventi routine per me svegliarmi, andare in studio e lavorare a quello. Penso che la vera soddisfazione di un artista sia vivere di musica e dedicare il proprio tempo interamente a questo. Sto lavorando a un album: ci siamo quasi.