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È morta Ornella Vanoni, la voce suadente della nostra memoria

admin Novembre 22, 2025 5 minuti letti
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Dai tormenti con Paoli ai trionfi di Senza fine e L’Appuntamento: storia di un mito intramontabile

Ornella Vanoni se n’è andata. A 91 anni si spegne una delle voci più iconiche, riconoscibili e sensuali della musica italiana. Una voce che non si limitava a cantare, ma avvolgeva, accarezzava, stregava. Prima ti affascina, poi ti cattura per sempre. Con lei svanisce un frammento fondamentale della nostra memoria collettiva, quella che vive ancora nelle melodie – infinite, eterne – di Senza Fine, L’Appuntamento, Che cosa c’è, Domani è un altro giorno, Tristezza, La voglia la pazzia l’incoscienza e l’allegria e in oltre trenta album che hanno attraversato quattro decenni di storia musicale.

L’origine di un’icona: dall’alta borghesia milanese al Piccolo Teatro

Figlia della borghesia più rigida e conservatrice della Milano del dopoguerra, una giovanissima Ornella cresce tra collegi svizzeri e un’educazione tradizionale, lontana anni luce dal palcoscenico. Eppure il destino, sempre imprevedibile come lei, la porta ai provini del Piccolo Teatro di Milano, sotto la guida di Giorgio Strehler.

Con Strehler nasce tutto: l’amore – scandaloso per l’epoca – e la trasformazione della ragazza elegante e malinconica in un’interprete teatrale magnetica. Assieme a Carpi e Negri, Strehler le cuce addosso le Canzoni della mala, un repertorio cupo e popolare che la lancia come artista intensa, sofisticata, già diversa da chiunque altro.

È con Ma mi, storia di carceri e diseredati, che Ornella conquista l’Italia: vestita di nero, rossetto deciso, presenza teatrale indimenticabile.

L’incontro con Gino Paoli: amore, tormento e un capolavoro chiamato Senza fine

Poco dopo, nelle stanze della Ricordi, arriva l’incontro che cambierà la sua vita artistica e personale: quello con Gino Paoli. Un amore tempestoso, inconfessabile, destinato a durare nell’ombra ma anche a generare un capolavoro assoluto.

Paoli le regala Senza Fine, una delle melodie più perfette della storia della canzone mondiale.
È lì, in quel verso “nelle tue mani, mani grandi, mani senza fine”, che Ornella diventa mito: la sensualità si fonde con la fragilità, la voce dà corpo alle parole, la canzone entra nella pelle degli italiani.

Nel frattempo, la carriera decolla: dischi, tournée, commedie musicali come Rugantino, palchi internazionali. Ornella diventa il volto e la voce di un’Italia che cambia e si modernizza.

Gli anni Settanta: sex symbol, successi planetari e il trionfo de L’Appuntamento

A metà anni Settanta Vanoni è ovunque: televisione, teatro, cinema. Diventa anche, senza volerlo, un sex symbol. Celebre lo scatto senza veli per Playboy, per il quale anni dopo commenterà ironicamente: “Su eBay vale 70 euro? Solo 70?”

Nel 1970 registra L’Appuntamento, forse il suo brano più amato. Un capolavoro malinconico firmato da Lauzi e Roberto Carlos, dove la protagonista aspetta invano un uomo che non arriverà mai. L’Italia si riconosce in quel mix di fragilità, speranza, disincanto. L’Appuntamento vola: oltre 600mila copie vendute, colonna sonora di Tony Arzenta con Alain Delon, e un posto nell’Olimpo della musica italiana.

L’avventura brasiliana e un album leggendario

Nel 1976 arriva una svolta creativa geniale: Ornella abbraccia la bossa nova, seguendo la passione del grande Sergio Bardotti. Nasce La voglia la pazzia l’incoscienza e l’allegria, un piccolo gioiello inciso con Vinicius de Moraes, Toquinho, Jobim, Chico Buarque. Un disco che ancora oggi viene considerato uno dei più importanti ponti artistici tra Italia e Brasile.

“La musica è bella o brutta. ‘Leggera’ non vuol dire niente”, amava dire.

Era il suo manifesto estetico.

Gli incontri con i giganti e il Sanremo che graffia

Vanoni, sempre più interprete raffinata, lavora con i più grandi: De André, Fossati, Dalla, Bertoli, Califano. Diventa quasi un crooner al femminile: luci soffuse, abito da sera, jazz minimale, voce viscerale.

Otto le sue partecipazioni a Sanremo. La più memorabile?
1967 – La musica è finita, un classico che ancora oggi risuona nelle radio e nelle serate nostalgiche.

Indimenticabile anche il brano del 1989, Io come farò, regalato ancora una volta dall’amico-amante Paoli: un recitato struggente, intenso, da pelle d’oca.

L’ombra della depressione e la rinascita

Negli anni Ottanta combatte contro la depressione, parlando senza paura della sua fragilità, diventando – come sempre – vera e umanissima.
“Mai sarò abbastanza grata agli psicofarmaci”, disse. “Li ho incontrati tardi, ma ora non li lascio.”

Una sincerità disarmante che oggi, nel tempo dei tabù infranti, appare ancora più rivoluzionaria.

L’ultima Ornella: saggezza, ironia, libertà

Negli ultimi anni il pubblico la ha amata in un modo nuovo: autentica, ironica, spiazzante, con la sua inseparabile cagnolina Ondina e le apparizioni televisive dove alternava poesia, saggezza e battute pungenti.
Era parte del nostro immaginario, della nostra quotidianità, delle nostre playlist.

Un addio che non somiglia a un addio

Ornella Vanoni lascia un’eredità artistica mastodontica, ma soprattutto lascia una voce: una voce che non imitava nessuno, non seguiva la moda, non aveva paura di essere diversa.

Una voce suadente, profonda, elegante, che rimarrà per sempre.

Oggi l’Italia perde una donna che non ha cantato solo canzoni: ha cantato la vita.

E lo ha fatto Senza Fine.


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