Intervista esclusiva per Vezzart Music
Ciao a tutti i lettori di Vezzart Music, oggi vi presentiamo Raffaele, in arte Raspa, classe 1996, originario di Belluno. Un artista che ha fatto della verità e della determinazione i pilastri del suo percorso. Batterista fin dai tempi delle medie, Raspa ha vissuto la musica in tutte le sue forme: dalle band punk e metal dei primi anni, fino all’approdo nel mondo del rap, diventato oggi il suo linguaggio più autentico.
Con una carriera segnata da sacrifici, esperienze live, riconoscimenti da grandi nomi come Morgan e Grazia Di Michele, e un recente progetto che unisce artisti di tutta Italia, Octagon Street Bars, Raspa è la dimostrazione di quanto la passione possa trasformare le difficoltà in arte.
Raspa, partiamo dalle origini: com’è nato il tuo amore per la musica?
Fin da ragazzino la musica è stata parte della mia vita. Ho iniziato alle medie come batterista, tanto che mi chiamavano “Raffa batterista pro”. Suonare mi faceva sentire libero, era il mio modo per esprimermi. Poi, col tempo, ho scoperto il rap e qualcosa è cambiato. È diventato una necessità, un modo per tirare fuori la rabbia e il dolore che avevo dentro durante l’adolescenza.
Hai vissuto diverse esperienze musicali prima del rap. Cosa ti ha lasciato quel periodo con le band?
Tantissimo. Con la mia prima band facevamo cover punk e metal di gruppi come Sum41, Blink182 e Green Day. Erano anni spensierati, ci divertivamo davvero. Quell’energia mi ha insegnato il valore della collaborazione e del suonare dal vivo. È lì che ho capito che la musica era il mio posto nel mondo.
Come è nato il progetto “Tre Lati Opposti”?
È nato in modo molto naturale. Un ragazzo mi aveva scritto dopo aver sentito le mie prime canzoni, dicendomi che gli piacevano e proponendomi una collaborazione. Da lì, con lui e un mio amico, è nata la crew “Tre Lati Opposti”. Registravamo nella mia roulotte in giardino, senza luce né acqua, anche al buio se serviva. È lì che abbiamo scritto i nostri primi pezzi. Era tutto grezzo, ma vero.
Nella tua storia si percepisce un grande senso di autodeterminazione. Quanto conta per te l’indipendenza artistica?
Per me è tutto. Nella mia vita non ho mai avuto un vero supporto esterno, tutto ciò che ho costruito l’ho fatto da solo, con le mie forze. Ho persino un tatuaggio con scritto “Only me”, proprio per ricordarmi che sono arrivato fin qui grazie alla mia determinazione. Oggi, però, ho la fortuna di avere al mio fianco la mia fidanzata Lia, che mi sostiene in tutto. È una persona speciale, mi spinge sempre a dare il meglio.
Negli anni hai partecipato a molti contest, ricevendo premi importanti. Cosa rappresentano per te queste esperienze?
I contest per me sono stati fondamentali. All’inizio molti li vedevano come una perdita di tempo, ma io li ho sempre considerati un’opportunità per crescere e farmi conoscere. Ho avuto il privilegio di essere premiato da artisti come Morgan e Grazia Di Michele, e di esibirmi in eventi importanti. È stato un percorso di crescita personale e artistica enorme.
Nel 2024 hai ideato “Octagon Street Bars”, un progetto davvero originale. Raccontaci com’è nato.
“Octagon Street Bars” è nato dal desiderio di creare connessioni tra artisti: rapper, producer e musicisti di zone diverse. Ho curato ogni aspetto, dalla scrittura al montaggio video. L’idea era quella di registrare dei featuring all’interno di gazebo a forma di ottagono, in vari parchi. In totale hanno partecipato 27 artisti, e abbiamo chiuso con un evento live che ha raccolto un bel pubblico. È stata una sfida, ma anche una soddisfazione enorme.
Cosa rappresenta oggi per te la musica e quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
La musica è la mia verità, il mio specchio. È il modo con cui racconto chi sono e cosa ho vissuto. Oggi voglio continuare a migliorarmi, sperimentare nuove sonorità e portare la mia musica sempre più lontano.