Crescere dentro una corale polifonica e approdare, anni dopo, a un percorso da cantautore indipendente non è un passaggio scontato. In questa intervista, l’artista ci racconta come le sue radici musicali, le esperienze di vita e gli incontri significativi abbiano plasmato il suo linguaggio artistico.

Sei partito giovanissimo da una corale polifonica per arrivare oggi a un percorso da cantautore indipendente. Quanto hanno influenzato quelle prime esperienze corali e orchestrali sul tuo modo di scrivere e interpretare la musica?
Mi hanno insegnato a vivere la musica sempre come un’esperienza collettiva, oltre che individuale. Credo ci sia questo alla base del mio modo di scrivere. Posso cantare da solo, ma la mia non è l’unica voce che cerco di far ascoltare.
Nel tuo EP Certe Persone spicca il brano “…E lei non va via”, dedicato ad Alessia Piperno. Com’è nato questo legame artistico ed emotivo e che significato personale ha per te questa canzone?
È nato alla fine del 2022, in seguito alla sua scarcerazione dalla prigione di Evin a Teheran. Da quel momento è nato un dialogo spontaneo e sincero, che si è consolidato alla pubblicazione del suo libro “Azadi! Un diario di viaggio, prigionia e libertà”. Stavo attraversando un momento molto difficile della mia vita ed in qualche modo il suo libro mi ha aiutato ad affrontarlo. Sono grato ad Alessia per tutto il supporto che mi ha dato da quando ci siamo conosciuti ed è questo che rende questo brano così speciale per me.
Hai portato la tua musica anche nei reparti di oncologia pediatrica con Officine Buone. Che cosa ti ha lasciato quell’esperienza, sia come artista sia come uomo?
Mi ha fatto capire cos’è importante e cosa non lo è. Mi ha fatto capire che la vita è una e dobbiamo viverla intensamente, sempre, qualsiasi cosa accada. Quei bambini, quelle famiglie, quelle storie, sono il cuore di molte mie canzoni scritte nel corso degli anni.
Roma e la sua provincia sono state il tuo primo palcoscenico, tra locali e busking. Quanto la città eterna ha contribuito alla tua identità musicale e quanto si riflette nelle tue canzoni?
Roma mi ha adottato artisticamente e continua a farlo, ma trovo maggiore ispirazione dalle strade di provincia su cui sono cresciuto. È da lì che arrivano i valori che mi sono stati trasmessi durante l’infanzia e sono quelli che cerco di raccontare con la mia musica.
Il tuo nuovo singolo Muri Ruvidi è una “lettera inquieta d’amore per il Paese”. Cosa vorresti che arrivasse al pubblico da questo messaggio e quale reazione speri possa generare?
Vorrei che arrivasse un messaggio di speranza nonostante tutto. È una canzone per la gente comune, per quelli come me, per quelli che devono lottare ogni giorno. Per quelli che si ribellano a certi sistemi e non hanno intenzione di arrendersi. Spero anche che possa essere un brano di conforto, per chi ne ha bisogno.
Guardando avanti, tra il live al Teatrosophia e i tuoi prossimi progetti, quale direzione senti che prenderà la tua musica: più intima e acustica o più aperta a contaminazioni e nuove sonorità?
Amerò sempre le sonorità acustiche, ma forse una contaminazione è già in atto, considerano che sto collaborando con Gabriele Martella, che è un chitarrista hard rock. In futuro mai dire mai, potrebbe nascere di tutto e sono curioso di scoprirlo.