In un’epoca in cui la musica elettronica spesso si riduce a ritmo e superficie, tεrεllα sceglie di andare in profondità. Il loro progetto è una dichiarazione d’intenti: recuperare le radici, costruire un linguaggio che unisca mente e cuore, e trasformare ogni traccia in un rituale collettivo. In questa intervista, scopriamo il significato dietro al nome, la potenza delle parole, l’importanza dell’identità culturale e il viaggio sonoro del loro primo album, firmato con EGO Music.

Il vostro nome, tεrεllα, porta con sé un significato profondo. Da dove nasce e cosa rappresenta per voi?
Il nome tεrεllα nasce da un bisogno viscerale di ritorno all’essenziale. Richiama la Terra, intesa non solo come luogo fisico, ma come simbolo di radici, di verità interiore, di appartenenza collettiva. È il nostro piccolo mondo, un rifugio sicuro creato attraverso la musica, dove possiamo essere autentici. I testi in greco e in italiano riflettono questo desiderio di connessione con le origini – un dialogo con chi sente, anche solo interiormente, lo stesso richiamo. tεrεllα è uno specchio del nostro universo sonoro: un ponte tra passato e presente, tra identità e emozione condivisa.
Nel vostro suono si percepiscono influenze diverse: dall’eleganza francese alla visceralità mediterranea. Come si incontrano questi mondi?
La componente francese si manifesta nell’equilibrio formale, nella raffinatezza delle melodie e nella cura strutturale del suono. È un’estetica pensata, quasi architettonica. Le radici greco-italiane, invece, si esprimono nella voce, nei testi, nell’energia che vibra sotto pelle. L’identità di tεrεllα vive proprio nell’incontro tra questi due mondi: mente e cuore, pensiero e istinto. Ogni brano è una sintesi tra queste polarità – un atto di fusione, non di contrapposizione.
Alessandra, il dialetto Griko ha un ruolo centrale nella tua scrittura. Qual è il tuo legame con questa lingua?
Vengo da una famiglia calabrese e ho sangue greco. Anche se non sono cresciuta lì, ho sempre sentito una connessione profonda con quella terra e quella cultura. Il Griko mi affascina: è una lingua antica, fragile, che rischia di scomparire. Non sono riuscita a trovare qualcuno che potesse insegnarmela, così ho deciso di crearne una mia versione moderna, ispirata a quei suoni. È stata una scelta istintiva, quasi una necessità. Scrivere così è il mio modo di onorare le origini, ma anche di resistere – con dolcezza – alla perdita. È una forma di vita, anche se sotto forma di musica.
Qual è stato il processo creativo dietro al vostro album?
Tutto nasce dalle parole. Sono loro ad arrivare per prime, come un’urgenza emotiva. Poi lavoriamo insieme per far sì che la melodia diventi il riflesso naturale del testo, quasi un’estensione. Ogni brano parla di connessioni invisibili – tra persone, luoghi, ricordi – e volevamo che ogni elemento sonoro rispecchiasse questo intreccio in modo sincero, coerente, profondo.
Come vedete oggi il ruolo della musica elettronica nella società?
Anche se l’elettronica è diventata molto commerciale, conserva ancora un potere primordiale: unisce. Alcuni brani riescono a creare un senso di unisono – uno spazio sospeso dove le differenze si annullano e ci si sente parte di qualcosa di più grande. Per noi, la musica è terapia. Ha un impatto reale sulla salute mentale e può essere uno strumento di guarigione collettiva. Quando la si ascolta insieme, nasce un rituale condiviso. È anche uno dei motivi per cui abbiamo scelto di fare musica: per creare questi spazi, dove ci si può riconoscere, elevare, trasformare.
Ogni brano è un viaggio. Qual è il messaggio che volete trasmettere?
Ogni traccia ha una storia e un messaggio da condividere. I testi sono l’inizio di tutto: nascono da un’emozione, da una visione, da un’urgenza espressiva. La musica, poi, diventa il corpo di quel pensiero. Non componiamo solo per far ballare. Ogni pezzo è un invito a sentire, a guardarsi dentro, a ritrovarsi. Vogliamo che chi ascolta si lasci attraversare – e, magari, che si riconosca.
Il vostro primo album è stato pubblicato con EGO Music. Che tipo di percorso rappresenta per voi?
È l’inizio di una nuova era, per noi e – speriamo – per la musica elettronica. Un’era in cui l’emozione torna al centro. Ogni brano è un portale emotivo, una scheggia di identità, una storia che si ricompone. L’album, ascoltato dall’inizio alla fine, racconta qualcosa di più grande: la nascita di tεrεllα. È un viaggio di riconnessione, accettazione e appartenenza. Chi ascolta con attenzione potrà sentire il filo invisibile che lega tutto… e forse, in quel filo, potrà anche ritrovare sé stesso.