
La musica, come forma d’arte, non è mai stata solo intrattenimento. Ha sempre rappresentato anche protesta, identità, riflessione collettiva. E lo dimostra con forza l’ultima iniziativa promossa da Choose Love, l’organizzazione no-profit fondata nel 2015 per supportare rifugiati e comunità in crisi. Il 30 maggio, oltre 300 personalità del mondo artistico, culturale e sportivo – tra cui spiccano Dua Lipa, Massive Attack, Annie Lennox, Brian Eno, Primal Scream, ma anche attori come Benedict Cumberbatch, Tilda Swinton e registi come Danny Boyle – hanno firmato una lettera aperta rivolta al Primo Ministro britannico Keir Starmer.
Il messaggio è diretto, potente, senza retorica: “Vi esortiamo ad agire immediatamente per porre fine alla complicità del Regno Unito negli orrori di Gaza”. Una denuncia chiara contro l’inerzia politica e una richiesta precisa: interrompere subito la vendita di armi a Israele, consentire l’accesso sicuro agli aiuti umanitari e promuovere un cessate il fuocoimmediato, a tutela dei civili e, in particolare, dei bambini di Gaza, le vittime più innocenti e indifese del conflitto in corso.
«Le parole non salvano le vite dei bambini dilaniati dalle bombe. Le parole non mettono il cibo nelle loro pance affamate. Abbiamo bisogno di agire. Non tra una settimana. Non tra qualche giorno. Adesso», si legge nella lettera. E ancora: “Il Primo Ministro ha definito la situazione ‘intollerabile’. Se davvero lo è, sospenderete immediatamente la vendita e le licenze di armi a Israele?”.
Un atto corale, di forte impatto, che ribadisce quanto il mondo dell’arte e della musica sia profondamente legato all’impegno civile. Dua Lipa, già in passato vicina alle istanze palestinesi, si conferma figura pubblica attenta, consapevole e non disposta a tacere di fronte alle ingiustizie. E insieme a lei, nomi noti e meno noti uniscono le loro voci per chiedere responsabilità, etica e umanità a chi detiene il potere decisionale.
L’iniziativa Choose Love rappresenta un momento di riflessione collettiva anche per l’industria musicale: può l’arte cambiare il mondo? Forse non da sola. Ma può scuoterlo, stimolarlo, invitarlo ad agire. Può essere un megafono per chi non ha voce, un abbraccio sonoro per chi soffre in silenzio.
Nel rumore assordante dei conflitti, la voce degli artisti può ancora fare la differenza.
Fonte : www.rollingstone.it